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manuale della spesa

Le etichette dei prodotti alimentari


 
 
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MANUALE PER UNA SPESA CONSAPEVOLE
cosa è meglio comprare e cosa no

a cura di Davide PACINI e Stefano PALLA
CAMERA DI COMMERCIO INDUSTRIA
ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI PISTOIA
SERVIZIO REGOLAZIONE DEL MERCATO

Il manuale è in distribuzione gratuita presso la Camera di Commercio di Pistoia ed inoltre è reperibile sul sito Internet della Camera di Commercio di Pistoia all'indirizzo: http://www.pt.camcom.it/Informazioni/Files/2949/manuale.pdf

 

VINI gelato
Per il vino i consigli sono davvero difficili. I vini DOC e DOCG sono più cari dei vini generici, ma devono rispondere a determinati standard di qualità. Il DOCG è garantito da una commissione di degustazione della Camera di Commercio competente per territorio.

L'indicazione dell'annata è obbligatoria solo per i vini DOCG, i vini novelli e alcuni DOC. Le scritte "imbottigliato all'origine", "imbottigliato dal viticoltore", "imbottigliato dall'azienda agricola" garantiscono che il vino ha subito meno passaggi, e dunque teoricamente dovrebbe essere migliore.

GELATO INDUSTRIALE
Chi non vuole grassi diversi da quelli del latte, (come grassi di cocco, o di palma,
considerati dannosi per la salute), deve scegliere i prodotti con le denominazioni:
gelato al latte o gelato alla crema.

MIELE miele
Quello che presenta bollicine ed uno strato denso sul fondo è un
miele fermentato. Sicuramente da scartare. Dal 1° agosto 2004 è
entrato in vigore il D.lgs. n. 179/2004 di attuazione della Direttiva
Comunitaria 2001/110/CE che prevede l'obbligo di indicare in
etichetta il Paese o i Paesi in cui il miele è stato raccolto e la scadenza.
Sulle etichette dovrà comparire una delle seguenti indicazioni:
- "miele italiano" (o di un'altro Paese), che può essere accompagnato dalla Regione
di provenienza, da una zona territoriale o addirittura dal Comune, sempre a
condizione che tutto il miele provenga dalla zona indicata;
- "miscela di mieli originari della CE", quando è una miscela di mieli esclusivamente
comunitaria;
- "miscela di mieli non originari della CE";
- "miscela di mieli originari e non originari della CE".
La parola Italia potrà trovarsi quindi solo sulle confezioni di miele interamente raccolto
sul territorio nazionale, pena sanzioni per chi lo commercia, fino a 6000 Euro.

cioccolata

CIOCCOLATA
Quella che presenta macchie bianche sulla superficie è vecchia o
peggio mal conservata. La dicitura Cioccolato Puro significa che non
sono stati usati per la fabbricazione oli tropicali, ma solo burro di cacao.

PASTA
Scartare quella che presenta puntini neri. Sono provocati da parassiti. Preferibile la
pasta che, a parità di tipo, ha il tempo di cottura più lungo.

AGRUMI
Generalmente quelli venduti con le foglie sono i più freschi.
Attenzione a quelli lucidi, attaccaticci o con puntini biancastri. Sono vecchi e sono
stati trattati con additivi per conservarli più a lungo.

ORTOFRUTTICOLI
In base al D.lgs. 306/02 anche per gli ortofrutticoli freschi è obbligatoria l'etichettatura.
L'etichetta deve contenere la varietà (ad es. mele golden, uva italia, ecc.); la
categoria di qualità: Extra, (qualità superiore, priva di difetti), Prima categoria (buona
qualità, tollerati lievi difetti di forma, di colorazione, dell'epidermide, lesioni cicatrizzate),
Seconda categoria (qualità mercantile, sono tollerati difetti di forma, difetti
di colorazione, rugosità della buccia, alterazioni superficiali); l'origine (nazionalità o
zona di produzione come Regione o Comune di provenienza). In base allo stesso
D.Lgs. il commerciante che omette di esporre tali informazioni è punibile con una
sanzione da 550 a 15500 Euro.

Attraverso etichette chiare è possibile sapere quali prodotti sono di stagione nel nostro
Paese e quindi qual'è il momento migliore per il loro acquisto. Possiamo capire se
il continuo aumento dei prezzi degli ortofrutticoli è realmente giustificato dal gelo e
dal freddo o se invece riguarda anche prodotti importati da Paesi caldi non soggetti
agli stessi andamenti climatici. Abbiamo la possibilità in un mercato sempre più globale
di poter scegliere prodotti di produzione locale.

Attenzione anche a come la frutta e la verdura viene presentata alla vendita:
1) Frutta e verdura non possono essere esposte fuori dai locali, sulla pubblica via,
prive di adeguata protezione.
2) Le merci, in ogni caso, non possono essere deposte sul suolo stradale né sul
pavimento degli spacci, ma devono sempre essere collocate su scaffali o banchetti.
3) E' vietato l'imballaggio dei prodotti ortofrutticoli in cassette di legno impregnate
d'acqua, untuose, annerite, emananti cattivi odori o contenenti tracce di muffa.

PRODOTTI TRANSGENICI
Con il Regolamento CE n. 1139/1998, sono stati ammessi soia e mais transgenici, con
l'obbligo di un'etichettatura particolare "contiene derivati da granturco o soiageneticamente
modificati" soltanto se c'è la presenza di DNA modificato geneticamente o di proteine modificate geneticamente. Per esempio, negli oli di mais o di soia transgenici non c'è più il DNA modificato perché è stato distrutto dal trattamento termico di estrazione dell'olio e non ci sono proteine modificate perché gli oli non contengono proteine.

Nessuna norma obbliga il produttore a comunicare che un certo cibo è transgenico,
così come non esistono sanzioni nei confronti degli stessi. Questo provoca una
disinformazione totale nel consumatore. Alcuni infatti, se ne fossero a conoscenza,
probabilmente ne eviterebbe l'acquisto.

In Italia c'è già in giro un altro transgenico, non dichiarato, che è stato autorizzato
grazie alla Direttiva CE n. 219/1990. E' il caglio genetico, chiamato "chimosina", che
può essere usato per fare i formaggi comuni. E' fabbricato ricombinando il DNA di
alcuni microrganismi che, in questo modo, vengono "educati" a emettere enzimi simili
a quelli del caglio tradizionale, che fanno coagulare il latte. Chi non vuole formaggi
con caglio genetico, deve comprare soltanto quelli DOC, ove è vietato.

ALTRI PRODOTTI PARTICOLARI
Con il Regolamento n. 577/1997 la CE ha autorizzato la circolazione in tutta Europa di
alcuni particolari prodotti a base di burro o di latte, che si possono trovare in vendita
in Italia.
Ecco alcuni esempi:

Milchmargarine:
Un miscuglio di latte e margarina che viene dalla Germania e che, in base al Regolamento,
deve avere almeno il 5% in peso di latte o prodotti lattieri.

Kräuterbutter:
Prodotto tedesco di erbe non ben specificate e grasso lattiero per un minimo del
62%.

Brandy butter, Sherry butter e Rum butter:
Grassi lattieri per un minimo del 34% impastati con le suddette bevande alcoliche.
Vengono dalla Gran Bretagna.
Beurre de crabe:
Burro (almeno 10%) mischiato a granchi, di provenienza francese.
Beurre d'anchois:
Simile al precedente ma a base di alici.
Flytande margarin:
Di origine svedese, consistente in un prodotto liquido a base di margarina e sostanze
lattiere, di cui non è specificato l'uso.

UOVA
La freschezza delle uova è data dalla data di deposizione.
Attenzione alle uova così dette "di contadino". Non hanno nessuna etichettatura e
possono non essere fresche come dichiarato dal venditore, senza contare la diffusa
abitudine di conservarle anche fuori dal frigo. In più gli animali potrebbero non essere
immuni da varie malattie. La Salmonella, una forma molto grave di diarrea, con
febbre e crampi addominali è una delle malattie che spesso si trasmette all'uomo da
uova contaminate.
Uova fresche:
Questo termine può essere usato nell’elenco degli ingredienti anche quando si tratta
di uova pastorizzate, purché di categoria A (fresche).
Se di categoria B (uova destinate all’industria) il termine da usare in etichetta è semplicemente
"uova".
etichetta

Da gennaio 2004 le uova si presentano con un codice stampato sul guscio. Ogni
uovo, in pratica, si porta addosso l'etichetta per poterne identificare immediatamente
l'esatta provenienza. L'applicazione di questa regola riguarda tutti i paesi dell'Unione
Europea e ha come scopo principale la tutela della salute pubblica. In caso di contaminazione di un uovo, infatti, sarà sufficiente ritirare da tutti i punti vendita le uova
che hanno impresso il medesimo codice. Ma le informazioni contenute nel codice
non si limitano a questo.

Identificano, infatti:
la nazione di provenienza,
la provincia,
il comune
o stabilimento (tramite codice)
da cui provengono, inoltre un numero da 0 a 3 specifica anche il sistema con cui
sono state allevate le galline ovaiole.
Attualmente in Italia esistono quattro tipologie differenti di allevamento delle ovaiole:

uovo

Nell'allevamento biologico, che deve seguire la normativa del biologico, le galline
possono razzolare all'aperto per alcune ore al giorno.
Anche in quello all'aperto gli animali possono razzolare in un ambiente esterno per
alcune ore; le uova non sono deposte nei nidi e perciò devono essere raccolte da personale addetto.

Procedura simile per gli allevamenti a terra: le galline si muovono liberamente in un
grande ambiente confinato (capannone), deponendo le uova dove capita (a terra,
tra gli escrementi).
L'allevamento in gabbia, o in batteria, identifica invece gli stabilimenti più moderni e
automatizzati.

Qui le galline sono effettivamente sempre rinchiuse in gabbie e depongono
le uova direttamente su un nastro trasportatore che le porta al
confezionamento. La produzione in batteria è il sistema prevalente in Italia e in molte
nazioni europee. Le motivazioni riguardano la maggior sicurezza igienica e la minor
necessità di manodopera specializzata per la raccolta delle uova. 

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